Ma Michela Murgia che ne sa di Franco Battiato?

La scrittrice Michela Murgia ha una rubrica molto simpatica su YouTube che si chiama “Buon vicinato”, in cui ogni volta discute in maniera vivace con la collega Chiara Valerio sulle cose più disparate, spesso frivole.

È capitato che lo scorso primo aprile le due si siano messe a parlare di musica e testi, spaziando da Da Ponte e Mozart a Battiato. In particolare su quest’ultimo, le due amiche si sono trovate in forte disaccordo: Murgia lo ha demolito; Valerio lo ha esaltato.

Questa, in estrema sintesi, la posizione di Michela Murgia su Battiato (riporto le parole della didascalia del video YouTube dal suo canale): “C’è un misterioso equivoco in forza del quale Franco Battiato gode di un’aura da intellettuale che non ha alcun appoggio sui suoi testi. Non sappiamo se sia la suggestione indotta dall’uso di parole difficili e geografie esotiche o la fascinazione del misticismo orientale evocato (ma mai dispiegato) nei testi di Fleur Jaeggy.”

 

 

Ora: è chiaro che sia il gioco di questa rubrica parlare di tutto, come si farebbe nel salotto di casa propria con un’amica – o, appunto, una vicina –, e sta nel gioco battibeccare in maniera antitetica, anche per creare interesse. Facendolo però in diretta e in pubblico, le opinioni non rimangono tra quattro mura ed espongono chi le divulga al rischio della superficialità d’approccio. Ascoltando quello che dice, per esempio, si potrebbe pensare che Michela Murgia sappia poco di canzoni, nello specifico di popular music. Basterebbe infatti il virgolettato qui riportato per capire come la scrittrice sarda sia del tutto digiuna dei meccanismi comunicativi della canzone, da decenni studiati nelle università e nei conservatori, che permettono un approccio nuovo e differente nei confronti di quest’arte, rispetto a quello verso la musica classica o la poesia.

Parlo della dialettica conosciuto/sorprendente nei suoni, l’evocatività della canzone, la spola tra icona e poetica per un prodotto di massa che è veicolato dai media, del livello di consapevolezza dei cantautori (soprattutto quelli degli anni Ottanta) rispetto a questo veicolo. Fino agli anni Settanta compresi, sostanzialmente la rivoluzione dei cantautori era da ricercare nel codice, nel mittente ma soprattutto nel messaggio. Alcuni cantautori, come Ivano Fossati, Ivan Graziani o Paolo Conte per esempio, hanno inserito cose nuove nella musica. Battiato in Italia ha rivoluzionato invece tutti gli aspetti elencati sopra, nel rapporto tra l’estetica e i suoni di massa. Ha letteralmente rivoltato e modernizzato la canzone italiana, che era rimasta agli anni Settanta e, praticamente, ancora al solo messaggio. La frivolezza dei testi di Battiato cozza, con risultati meravigliosi, col rigorismo musicale dei primi anni, proprio di quei Settanta dell’impegno forzato e del messaggio come totem irrinunciabile, che Battiato ha prima sapientemente dribblato e poi demolito.

Nonostante siano passati quarant’anni, Michela Murgia tutto questo dimostra di non saperlo. È rimasta quasi mezzo secolo indietro e non sembra avere dubbi sulla propria posizione, vista l’aria che adottava nel video con la collega. Ripeto: ci sta, perché è un po’ il gioco di quella rubrica. Ma, dico io, perché arrivare a fare figure di questo tipo nei confronti di un gigante assoluto come Franco Battiato? Si faccia una chiacchierata con Morgan e capirà in pochi minuti di cosa sto parlando.

Tutte cose frivole e leggere, per carità, visto che quelle opinioni rimangono lì e non hanno velleità di uscire da quella rubrica. C’è pero una cosa davvero fastidiosa nel video in questione, e con questa chiudo: l’opinione di Michela Murgia nei confronti di Da Ponte, che sarebbe stato “un personaggione” anche perché “si è scopato mezzo mondo”: l’ho trovata una frase infelice, intrisa di un maschilismo becero, della peggiore specie. Spiace.

Ma magari era tutto un grosso pesce d’aprile. E allora alzo le mani.